Non è successo niente

 
 Io vedo, vedo tutto – dietro al mio silenzio vedo tutto …

(da un film di Ingmar Bergman)

 
Uno) Il volto di una donna in primissimo piano (sullo sfondo la vegetazione del lago dell’accesa) la bocca che si contorce languidamente, in preda ad un sottile piacere.
 
     IL CANTO DELLE CICALE E’ FORTE…
 
         STACCO

 
Da un rubinetto sgorga dell’acqua calda, mani che lavano i piatti, nel primo pomeriggio, dopo pranzo.
 
     LE DUE IMMAGINI SI ALTERNANO, ALCUNE VOLTE.
 
     Fino a che ….
 
Un piatto cade nel lavandino e si rompe ….

 
      La fonte 1
L’inquadratura scorre lentamente, da sinistra verso destra, va dall’acqua che schizza sulla pietra fino a incontrare La donna che osserva muta e immobile l’acqua. Essa se ne sta in piedi con le mani appoggiate al bordo della vasca, presa di fianco; poi in piano frontale, più stretto.
L’inquadratura scende fino al piano dell’acqua della vasca.
 
Titolo: NON E’ SUCCESSO NIENTE. Sulla striscia scura dell’acqua.
 

Scena della famiglia, immobile, in giardino.
L’uomo al centro, scuro in volto, guarda la macchina da presa, le bambine, con una palla vicino ai loro piedi, guardano immobili il papà (come in un quadro) la mamma lavora velocemente a qualcosa dentro alla macchina.
La scena finisce quando la donna si ferma.
(Tutta la scena scorre molto rallentata).

 
Donna sdraiata a pancia in su.
Guarda le nuvole, e/o le scie chimiche (eventualmente vi fossero).
Le nuvole guardano lei(Varie inquadrature).
Muove ritmicamente i piedi, facendoli ruotare sui talloni.
 
Nuvole – Lettura, parole quasi incomprensibili, come dette a se stessi, dentro di se.
 
Spuntano in cielo, all’improvviso;
all’inizio piccole,
un alito di vapore;
Poi sempre più grandi;
 Cambiano forma,
qualche capriola (una risata smorzata mentre leggi) e
alla fine scompaiono, silenziose.
 Mi fanno da specchio le nuvole,
e da sotto è come guardare me stessa, quando faccio
i miei sogni strani;
Si muovono, si muovono, si muovono, così…,
senza una meta;
Chissà se lo sanno dove andranno a finire, spinte
dal vento e nient’altro;
ogni volta, sembra quasi
di intuire una direzione,
una forma.
 
Ogni nuvola è tutte le nuvole;
Ogni nuvola è nuvola ovunque;
non come me che posso essere solo una, e
sempre me stessa in un solo corpo;
quando le guardo, le nuvole, in cielo, per
un breve istante, anch’io
posso essere: formica,
elefante, gigante, martello,
oca, balena, valigia, albero…
Per un attimo mi metto fuori, appesa,
ad aspettare la mia nuvola, e
quando la vedo mi trasformerò in essa:
uccello, fiamma, foglia,
onda, pesce, drago;
e sarò salva,
almeno fino a quando anche la mia nuvola,
non scomparirà nel nulla.
 
Questa scena, con voce recitante fuori campo, termina con un stacco sulla donna che guida e che va a bagnarsi i piedi al fiume.

 
      La fonte 2
 
La donna carezza il pelo dell’acqua molto dolcemente.
Adesso guarda dentro la vasca.
 
La fonte – Lettura, parole quasi incomprensibili.
Acqua di fonte, schiocco di scintilla,
che parli mille lingue, e scivoli veloce;
mani e viscere, racchiusa, infinita, nello stesso istante.
Acqua di fonte, che mi contieni,
antico braciere di abbracci senza peso,
e sinuosa, come il serpente che sbuca tra le stoppie.
 
Il testo continua sull’immagine successiva.
 
Due) La donna, nello stesso punto del lago dell’Accesa geme tra le braccia di un uomo, l’uomo la tocca ovunque.
L’immagine si è un po’ allargata,
Lei apre le gambe e gode soddisfatta, lasciandosi andare.
Il volto dell’uomo non si vede.

 
Gatto muore sulla strada – incidente nell’attraversamento.
 
Sulla parole stacco sulle immagini della strada che scorre fuori dall’automobile.
 
      Poi…
 
La telecamera è bassa, soggettiva del gatto che scruta la strada per tentare l’attraversamento – Lettura, parole quasi incomprensibili.
 
Auto che corrono, strisce veloci di luce sull’asfalto.
  Lettura…
Il gatto, ormai da molti minuti, osserva la strada, nel punto in cui l’attraversa quasi ogni giorno, più volte al giorno.
Cerca di intuire il momento giusto, ma non è sempre facile, non per un gatto.
Si ferma, guarda, annusa, sbircia a destra e a sinistra con lo stesso sguardo smarrito dei bimbi, ma non è convinto, troppe macchine oggi; e anche se sono le stesse macchine sulle quali si sdraia a riposare nelle sere d’inverno, quando il motore è ancora caldo, lui, non si fida.
Sapesse che è l’ora di punta, proprio il momento in cui c’è maggior traffico, forse andrebbe a fare un giro, a rincorrere qualche farfalla, o una lucertola, oppure se gli va bene, qualche passerotto.
Invece non sa niente di uffici che chiudono, gente che rientra a casa spazientita, la velocità delle auto, l’insofferenza delle code.
Sente bene le zampe oggi, e la sua velocità gli fa credere di essere invulnerabile, imprendibile.
Altre volte attraversa languido, calmo, noncurante, ma stavolta vuole scattare; quel frastuono continuo delle auto lo innervosisce terribilmente.
Si schiaccia a terra, carica allo spasimo le zampe, un ultimo sguardo alla strada, già si immagina di là, oltre le auto che guizzano.
Non possono prendermi.

 
      La fonte 3
Ancora la donna che guarda l’acqua e si sporge sulla vasca.
 
La donna si lava i capelli, ad occhi chiusi.
 
Paura del buio – oblio, cecità.
 
Esco di casa, di sera, tardi.
Premo l’interruttore e il lampo negativo della luce che si spenge, facendomi precipitare nel buio, mi stordisce.
Non vedo più niente, ma quante volte mi è successo, lo so, dopo un po’ gli occhi si abituano.
Allora aspetto, 1, 2, 3, 4 forse 5, interminabili secondi.
Sto ferma con gli occhi spalancati, ma niente, non vedo niente.
Allora impaurita dal buio interminabile, chiudo gli occhi.
“Il buio ad occhi chiusi è una cosa normale”, penso.
Mi tranquillizzo con questo pensiero.
Mi dico “devo contare fino a dieci, ma no, facciamo venti”.
E così conto fino a venti (conta in modo giocoso, divertito, come quando si conta per giocare a nascondino) 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, apro gli occhi.
Niente, niente ancora.
“Dov’è finito il mondo”, mi chiedo, accennando quasi un sorriso.
Ma il volto ritorna subito serio.
Decido di chiudere nuovamente gli occhi, in quel momento è l’unica cosa che riesco a pensare, di nuovo, il pensiero che il buio ad occhi chiusi sia una cosa normale, mi tranquillizza.
Rimango ferma, esattamente nel punto in cui stavo nel momento in cui ho perso la vista.
“Ma no, cosa vado a pensare, non posso aver perso la vista”, apro ancora, gli occhi sono aperti, sono sicuro di averli aperti, ma non cambia niente, tutto è come prima.
Mi siedo.
Dovrebbero esserci le stelle, oramai.
Accendo una sigaretta.
Mi sdraio in terra e mi metto a pancia in su.

 
     La fonte 4
Di nuovo la donna che guarda dentro la  vasca per un fugace attimo.
Poi però la donna è nuda dentro la vasca piena d’acqua.
Si dovrebbe riuscire a sommare la figura della donna che si sporge sulla vasca a quella della donna sdraiata dentro la vasca.

 
 
La donna fa il bucato – poi va a tendere i panni al filo.
C’è vento, molto vento.
Un vento che porta via ogni cosa – Lettura, parole quasi incomprensibili, lette sorridendo continuamente.
Vento, vento scolpisci le mie mani, solleva
solleva la mia pelle stanca, strappa
strappa da terra il mio corpo, fai
fai che di me non rimanga niente
di ciò che ero.
E di ciò che sarò non pronunciare parola.
Non svelare il segreto, ruba
ruba tutte le mie parole,
leggere come cardellini
Adesso sono solo gusci vuoti
Voglio tornare al mio silenzio dimenticato, sai
sai tu chi sono io
Vento, vento
ma non dirlo mai
Che io già più non sono.

 
Finale Tre) La donna e il suo amante fanno l’amore, lei sta sopra e l’uomo è seduto per terra con la schiena appoggiata ad un albero.
Simultaneamente, la stessa donna, toglie le scarpe, le sistema ordinate per terra in riva al lago.
Si spoglia completamente lasciando ogni cosa ordinata per terra.
Si lascia addosso solo il suo enorme cappello in testa, e si avvia verso il centro del lago.
L’immagine dei due amanti e quella della donna che si spoglia si alterneranno per un po’ di volte.
Lentamente va giù fino a quando non rimane altro che il cappello a galleggiare sul pelo dell’acqua.
Si vedrà per ultima la tensione dell’orgasmo, subito dopo, il cappello che galleggia nel lago.
 
L’ULTIMA IMMAGINE – La donna gioca a pallavolo con le figlie.
Mi sono vista nel tuo sguardo mentre cercavo solo quello che non sono, e ho trovanto quello che non credevo di essere.

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